Agevolazioni per le Start-up innovative, la mia esperienza

Vorrei condividere la mia infelice esperienza riguardo il tentativo, ancora in atto, di iscrivere Dotadv alla sezione speciale del registro delle imprese come start-up innovativa. Per chi non sa cosa sia una startup innovativa può leggere sul sito della camera di commercio.

Premetto che abbiamo i requisiti per beneficiare delle agevolazioni. Inizio questa triste avventura cercando di capire come procedere per la registrazione. Incappo in un documento molto dettagliato del registro delle imprese che spiega tutta le procedura in maniera semplice. Sono sorpreso! Dov’è la magagna? Pochi giorni dopo compare addirittura un tutorial online sul sito del registro delle imprese davvero a prova di imbecille. Così decido di cavarmela da solo, posso farcela… mi dico. Essendo in procinto di cambiare commercialista, questa sembra un’ottima occasione per richiedere accesso ai servizi online per la gestione unificata delle pratiche del registro delle imprese e della camera di commercio.

Lo faccio, richiedo accesso al servizio. A questo punto sopravviene il primo motivo di smarrimento: non esiste un solo servizio per la gestione delle pratiche, ce ne sono tre differenti (starweb, telemaco, fedra… mi sembra), cosa si faccia su uno piuttosto che sull’altro per il momento mi sfugge, ma non me ne preoccupo convinto di avere la situazione sotto controllo: c’è sempre il tutorial a prova di imbecille. Una parentesi la voglio aprire però: perché realizzare e mantenere TRE applicazione diverse, alle quali si accede con le stesse credenziali, per fare cose che sarebbe ovvio e giusto fare con un’applicazione soltanto? Domanda ingenua… conosciamo tutti la risposta ovviamente.

Proseguo comunque la mia missione, ora ho bisogno di firmare digitalmente i documenti che dovrò allegare durante la procedura online. Per farlo ho bisogno di un apparecchietto hardware con all’interno le chiavi private per la firma. Non si può comprare al supermercato, leggendo la lista degli “enti” che possono emettere le firme digitali due in particolare catturano la mia attenzione. Qui ammetto di aver commesso il primo errore, forse il più grave. Ordinare la chiavetta da Aruba o dalle Poste italiane… ho avuto un momento di indecisione e presagivo che una scelta sbagliata sarebbe potuta risultare fatale. Quale dei due mostri di efficienza scegliere? Ho scelto Aruba e ho sbagliato. Completo a fatica l’ordine sull’ecommerce di Aruba (che fa quasi più schifo del forum di Aruba) dopo aver compilato svariati form, pago una cinquantina di euro e solo ad ordine inoltrato (dopo il pagamento) Aruba mi informa per email che prima che loro possano inviarmi la chiavetta a casa, io devo inviare loro, per posta, una tonnellata di documenti firmati in originale. Tra i documenti richiesti anche un favoloso atto di notorietà firmato e timbrato da un pubblico ufficiale nella più vicina anagrafe. Serve una marca da bollo da circa quindici euro. Iniziano a girarmi, ma non mi perdo d’animo, l’indomani mattina ho l’atto di notorietà timbrato, infilo a fatica una decina di pagine in una busta e mando la raccomandata.

Aruba impiegherà quasi un mese e mezzo per inviarmi la chiavetta e in questo lasso temporale vengo preso in giro un paio di volte dagli operatori.

Prima chiamata a distanza di tre settimane dall’ordine:

  • IO – Salve vorrei avere informazioni riguardo l’evasione della mia chiavetta
  • LUI – Guardi ho ricevuto tutto il materiale esattamente in questo momento, l’ho appena approvato e avrà la chiavetta entro una settimana
  • IO – Bene grazie

Due settimane dopo…

  • IO – Salve, sto aspettando la chiavetta, mi  avevate garantito che l’avrei ricevuta entro la scorsa settimana ma non è ancora arrivata
  • LUI – Salve, no non mi risulta nessuna evasione
  • IO spazientito – Mi scusi ma qual è lo stato di lavorazione??
  • LUI – Il sistema non me lo dice
  • IO – E io come faccio???
  • LUI – Non so cosa dirle, arriverà presto
  • IO mi “altero”

La chiavetta arriva al quarantacinquesimo giorno, nonostante tutto sono in tempo per inoltrare la domanda, quello che è stato è stato, posso farcela… mi dico. Scarto la chiavetta, installo i driver scaricati dal sito di Aruba, ci riesco a fatica perché non ci sono riferimenti che mi aiutino a capire quale dei dieci diversi sia quello corretto, ma ce la faccio. Scarico il programmino di Aruba per la firma digitale, che ovviamente si rivela uno schifo, ne scarico un altro consigliato dalle camere di commercio evidentemente migliore. In cinque minuti apprendo tutto il necessario riguardo la firma digitale: i file possono essere firmati in .p7m oppure in .pdf, seguo scrupolosamente le indicazioni a prova di deficiente fornite dal registro delle imprese. Firmo l’autocertificazione del possesso dei requisiti per l’iscrizione alla sezione speciale in .pdf, come specificato nella guida (voi non fidatevi della guida, firmate in .p7m credetemi), e inizio la comunicazione di variazione dell’attività attraverso il servizio ComunicaStarweb seguendo il tutorial.

La procedura è complicata, senza indicazioni sarebbe impossibile portarla a termine con successo poiché all’interno dell’interfaccia non c’è nessun riferimento specifico per comunicare la richiesta di iscrizione alla sezione speciale. Bisogna affidarsi al tutorial che in “soli” SEDICI step ci guida nel procedimento che consiste in una comunicazione di variazione dell’attività prevalente. Non bisogna chiedersi per quale motivo si stia formalmente comunicando una variazione della propria attività, non bisogna chiedersi come mai su quel dannato pannello sia assente un semplice tastino per eseguire l’upload dei pdf firmati e farla finita lì… l’attività di Dotadv resta la stessa, non voglio variare nulla, ma non mi chiedo il perché di tutto questo… non me lo chiedo, seguo soltanto diligentemente tutti i sedici step.

A questo punto è doveroso spendere due parole riguardo l’applicazione ComunicaStarweb. Il pannello è pieno di bug, spesso saltano fuori errori generici ingiustificati durante l’invio dei form che comportano la perdita dei dati inseriti, bisogna avere quindi la pazienza di reinserirli. I dati non vengono sempre validati adeguatamente ed è quindi possibile caricare materiale che non supererà il PIGNOLISSIMO vaglio MANUALE degli operatori della camera di commercio, ma di questo scriverò più giù. I sedici step necessari per l’inoltro della pratica non seguono sempre un percorso di navigazione lineare e la procedura prevede alcune assurdità che farebbero rabbrividire un qualsiasi comune utente della rete abituato a fruire servizi web decenti. Un esempio su tutti: il calcolo degli importi da pagare per l’inoltro delle pratiche non è automatico, chi inoltra la pratica deve conoscere gli importi da corrispondere a priori. Nel nostro caso dobbiamo inserire manualmente un importo di 0€, la pratica è gratuita, ma voglio segnalarvi lo stesso che nel caso ci fosse bisogno di caricare del credito per il pagamento di una pratica differente, dovrete andare a svolgere l’operazione su un altro schifosissimo pannello: Telemaco, da quanto mi risulta non è possibile svolgere l’operazione su ComunicaStartweb.

ComunicaStarweb

Torniamo alla nostra pratica. L’immagine qui sopra è ripresa direttamente dal tutorial del registro delle imprese e mostra lo step più importante, quello nel quale di descrive l’attività. Arrivati a questo punto è impossibile trattenersi dal notare che si tratta di una forzatura usare impropriamente la procedura di comunicazione di variazione dell’attività prevalente ai fini della richiesta di iscrizione alla sezione speciale. Non c’è nessuna attinenza tra le due comunicazioni, tutto il necessario per la valutazione della nostra domanda è all’interno dei file, firmati con tanta fatica, che caricheremo successivamente, eppure la compilazione del campo “Attività” risulta comunque fondamentale per due motivi:

  1. Quel campo, con tutte le inutili fesserie che ci scriverete, finirà sulla vostra visura camerale;
  2. Gli addetti della camera di commercio che valuteranno la domanda applicheranno un’interpretazione intransigente del contenuto di quel campo e se ne fregheranno altamente delle vostre considerazioni sensate, se ciò che scrivete non gli piacerà bolleranno la pratica come errata, la sospenderanno e vi obbligheranno a ripetere tutto da capo.

Direi che è arrivato il momento di svelare che fine abbia fatto la mia richiesta di iscrizione alla sezione speciale per le startup innovative. La mia domanda è stata ritenuta errata e sospesa per ben due volte dall’operatore della camera di commercio di Roma. Le principali ragioni sono legate proprio al contenuto del campo “Attività”, queste le principali obbiezioni sollevate:

  1. Descrivendo l’attività ho commesso l’imperdonabile errore di inserire, tra le altre cose, anche la parola chiave “commercializzazione”… l’operatore ha quindi iniziato a chiedermi di che tipo di commercio si trattasse, in quale sede e in che forma avvenisse, licenze e altre amenità del genere. ERRORE BLU voi non fatelo.
  2. Ho fatto il grave errore di indicare soltanto le esperienze professionali e i titoli di studio dei soci che avessero rilevanza in relazione all’attività svolta. L’operatore mi ha obbligato a inserire anche i diplomi di maturità e l’occupazione del nostro Angel che non ha nulla a che vedere con il nostro lavoro;
  3. Ho riportato le spese di ricerca espresse in termini percentuali, così come indicato nel modello per l’autocertificazione fornito dal registro delle imprese (il documento firmato e allegato), l’operatore però ha preteso che indicassi una cifra esatta… non mi è chiaro quale sia il lasso temporale al quale riferirla, mi è sembrato un invito ad inventarla. Inserire una cifra significa dover ripetere la procedura periodicamente per aggiornare il dato suppongo…;

Riassumendo: la mia pratica è stata rimbalzata per due volte perché l’operatore ha interpretato in maniera discutibile il contenuto di un campo completamente inutile. Se il sistema attraverso il quale ho inviato la richiesta fosse stato sviluppato adeguatamente quel campo non sarebbe neppure esistito poiché tutte le informazioni necessarie alla valutazione dei requisiti per l’accettazione della domanda sono contenute all’interno degli allegati firmati.

A proposito di allegati firmati scrivo l’ultima e poi mi fermo, anche se ne avrei un altro po’ da dire. Le indicazioni per la correzione della domanda mi sono state chiarite nel corso di una telefonata con l’operatore della camera di commercio, che dopo avermi fatto l’elenco di quelli che riteneva fossero validi motivi per respingere la mia pratica si è ricordato in estremis l’ultimo:

  • L’operatore – Ah… e poi si ricordi di firmare digitalmente l’autocertificazione!
  • Io sbianco e penso: possibile che dopo tutta la fatica fatta per ottenere la chiavetta ho caricato il file sbagliato??? Così scarico in tempo reale il .pdf dai file allegati alla pratica, lo apro e Adobe Reader segnala il file correttamente firmato!!!
  • Io – Mi scusi… deve esserci un errore, io il file l’ho firmato
  • L’operatore – No non è firmato, avrà caricato quello sbagliato
  • Io – Guardi che l’ho appena scaricato da Telemaco, è tra quelli allegati alla pratica e risulta correttamente firmato
  • L’operatore – Non so che dirle, questo lo dice lei, per me il file non è firmato
  • Io stanco e stremato rido per non piangere – Sono io che non so che dirle, le ripeto che ho appena scaricato il file e mi risulta correttamente firmato, può verificare nuovamente per favore?
  • L’operatore – Non sono io che devo verificare nuovamente, io so se un file è firmato o no, so come fare, ne vedo tutti i giorni
  • Io – Mi scusi, mi aiuti a capire… con che software sta effettuando la verifica? Io ho appena scaricato il file, l’ho aperto con Adobe Reader e il programma indica che è correttamente firmato!
  • L’operatore – No guardi, io e lei parliamo proprio due lingue diverse, attenda che le passo un collega più giovane…
  • L’altro risponde già polemico e scocciato – Senta ma lei ce l’ha la chiavetta? si vada a vedere le istruzioni per firmare digitalmente
  • Io con tutta la pazienza possibile ribadisco quanto già detto al precedente
  • L’altro operatore – No guardi, è evidente, il file è in .pdf, quando i file sono firmati hanno estensione .P7M
  • Io capisco cosa sta succedendo, loro il file non l’hanno neppure aperto, si aspettano che sia in P7M e non sanno che anche i pdf possono essere firmati digitalmente
  • Io stanco alzo il tono della voce e polemizzo – Non è vero, non è così! Il file è in pdf ed è firmato digitalmente, ho seguito la guida del registro delle imprese che indicava di produrre il file in PDF/A e così ho fatto!
  • L’altro operatore – Non è possibile, avrà cambiato manualmente l’estensione al file allora, i file firmati sono in P7M
  • Io – Se mi ascolta un secondo e si degna di scaricare il file e lo apre noterà che è firmato
  • L’altro operatore a questo punto deve avere finalmente aperto il file perché cambia improvvisamente i toni – Guardi, si, ho capito cosa intende, ma vede… è evidente che si tratta di una questione di interpretazioni differenti e non credo che a lei costerà molto risolvere ripetendo la procedura e caricandolo in P7M

Per onestà segnalo che ho verificato la schermata relativa al caricamento degli allegati dove è presente una riga di testo che recita equivocamente:

Se necessario, devono essere allegati già firmati digitalmente, in formato “P7M”

caricamento

Io invece mi sono affidato ciecamente alla guida dell’Agenzia delle Entrate e al tutorial online, dove viene esemplificato il caricamento di un file in formato pdf, tant’è che tutti gli altri allegati li ho caricati in P7M.

Ma il problema non è se sia sfuggito un errore nella guida, quello può essere facilmente corretto, il punto non è nemmeno stare a sindacare sulla preparazione o sulla disponibilità degli operatori che trattano le pratiche (anche se mi sembra evidente che si sarebbe potuto fare meglio nel mio caso).

Il problema è che l’upload di un file sul web… VA VALIDATO!!! Informo quindi chi ha realizzato ComunicaStartweb che i mime/type del formato P7M sono i seguenti:

  • application/pkcs7-mime;
  • application/x-pkcs7-mime.

Questo nel caso qualcuno in futuro si volesse preoccupare di rende funzionale la trasmissione di pratiche telematiche ad enti pubblici, visto che con il lavoro scadente svolto, sono riusciti a rendere le procedure più complesse e inestricabili di quanto non fossero pochi anni fa, quando venivano presentate in forma cartacea allo sportello.

Mi sono dilungato, mi scuso se la narrazione sia risultata noiosa, ma ci tenevo a denunciare quella che a mio giudizio è una pura e semplice INDECENZA. Qui mi fermo.

5 pensieri riguardo “Agevolazioni per le Start-up innovative, la mia esperienza”

  1. Mi chiedo perchè incaponirsi a voler per forza pagare le tasse in questo paese qua ??? E’ una domanda retorica visto che sono anche io un contribuente responsabile. Il fatto è che così è veramente dura. Mi chiedo se sia possibile invocare il reato di “Interruzione di pubblico Servizio” ? Eretico !

  2. Ciao Danny, grazie per il supporto morale 🙂
    Non so se ci si possa formalmente appellare a qualche diritto compromesso, è evidente però che le cose non funzionino come dovrebbero… e a scontare l’inefficienza sono in misura maggiore le piccole imprese

  3. ero partito meglio io, che la chiavetta digitale l’avevo ritirata direttamente in camera di commercio (con qualche tribolazione, ma fondamentalmente nel giro di 2 ore ce l’avevo fatta). Poi però stessi problemi, file firmati regolarmente che non vengono considerati firmati, richieste certosine di ulteriori ed inutili informazioni aziendali e sui titoli di studio, richieste di firme in PDF se le hai fatte in P7M e viceversa, software non funzionante e…. tutto molto simile. Ora, non vorrei arrivare alla classica cintura esplosiva per una visita di persona alla CCIAA, però mi chiedo IL PERCHE’ di TUTTO CIO’! tra 9 giorni la mia regolarissima domanda verrà cestinata e sai che vi dico? chissenefrega. L’Italia avrà una start-up innovativa in meno e ne nascerà una in più all’estero. Ma almeno gli operatori CCIAA e i loro softwaristi potranno dedicarsi a cose più importanti e non dare retta a questi startupper, veri disturbatori della quiete pubblica

    1. Grazie Vittorio della conferma, credimi è un sollievo, si finisce per dubitare delle proprie ragioni dopo un trattamento del genere e… come si dice… mal comune…

      Anche io mi chiedo il perché di tutto questo… non voglio fare il solito complottista ma tra le agevolazioni dello status di “start-up innovativa” c’è anche l’esenzione dal pagamento della camera di commercio… fosse mai che la cosa alla camera di commercio non piaccia…
      A saperlo prima non mi sarei mai imbarcato nella cosa!

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