Openx Source prende nuova vita: Revive Ad Server

Dalla dismissione di OpenX OnRamp accompagnata delle mie relative elucubrazioni sul futuro dell’open source nell’industria dell’adv è passato parecchio tempo. È inoltre già passato qualche mese da quando il vecchio Openx Source è stato comprato dal team di Revive Ad Server.

Aspettavo di avere il tempo necessario a spendere qualche parola in più riguardo questa bella novità, la notizia nel frattempo ha fatto in tempo a diventare vecchia, quindi presento la cosa così… un po’ con i piedi, giusto a chi fosse sfuggita. Continua a leggere Openx Source prende nuova vita: Revive Ad Server

L’equivoco sulle performance nell’advertising

Conversando con chi conosce solo AdWords e Facebook Ads arriva il momento in cui non resisto alla tentazione di dire la mia su quanto trovo assurdo che l’online advertising sia ostaggio di un sistema esclusivamente basato sulle performance. Capita allora di essere squadrati come marziani ed è davvero difficile cercare di comunicare le proprie convinzioni a chi è stato indottrinato ad una religione ostile. Se esaurendo gli argomenti mi rendo conto di non aver fatto breccia nel muro di gomma gioco sempre un’ultima carta, quasi sempre efficace: racconto questa storia. Se non la conoscete ve la raccomando.

Advertising: le piccole iniziative editoriali

Negli ultimi giorni ho visto girare su alcuni gruppi di startuppari discussioni riguardo il mondo dell’editoria online italiana orientati ad evidenziare i profitti deludenti di alcuni editori indipendenti.

Leggere questi status mi ha gasato molto sulle prime. Basta se ne parli mi sono detto! Sono tra quelli che spesso criticano la scarsa conoscenza dei mercati che ahimè aleggia in questi ambienti, nello specifico trovo paradossale, editoria a parte, che se ne sappia poco di advertising… tutti quelli che ambiscono a fare impresa dovrebbero avere dei buoni rudimenti, sul web in particolare una bella fetta di iniziative è orientata a monetizzare con la pubblicità, ma anche quando il proprio modello di business non è direttamente coinvolto almeno il marketing plan dovrà pure essere fatto con un minimo di consapevolezza!

Ho quindi cercato di dare il mio contributo (ultimamente mi capita di provarci) per arricchire la discussione. Come succede spesso in questi casi, quando si prova a comunicare con un minimo di autorevolezza (si… ci si prova),  si rischia di congelare la discussione e paralizzare i curiosi che perdono l’interesse a partecipare. Non avendo la volontà di espormi più di tanto provo a dedicare qui qualche riga all’argomento. Potrò dilungarmici su per più post, iniziamo dalla base della piramide: le piccole iniziative editoriali. Continua a leggere Advertising: le piccole iniziative editoriali

Attribuzione del ROI: multi touch model

Qualche giorno fa in ufficio discutevamo allegramente riguardo la validità delle campagne di behavioral retargeting, inevitabilmente il discorso si è spinto fino al tema spinoso dell’attribuzione del ROI, argomento che ho la sensazione venga scarsamente considerato in Italia e che viene invece molto dibattuto in mercati più avanzati. Anche articoli in lingua inglese però finiscono per banalizzare spesso la questione incentrando l’attenzione sugli strumenti innovativi proposti dalla nuova piattaforma di turno concentrandosi meno sul vero problema: la consapevolezza di chi pianifica. Continua a leggere Attribuzione del ROI: multi touch model

OpenX OnRamp chiude

Ho letto con un certo dispiacere la notizia della chiusura di OpenX OnRamp, la versione hostata dell’ad server open source più diffuso nonché l’unico utilizzabile a livello professionale (con qualche riserva a questo punto). La chiusura è seguita all’ennesimo attacco di malvertising contro gli account degli editori che si sono visti iniettare codice malevolo all’interno delle pagine dei propri siti.

Francamente sono combattuto su come giudicare la vicenda. Non posso ignorare il ruolo importante che ha calcato la versione open di OpenX nell’industria dell’advertising, l’evoluzione e la crescita che il progetto open source ha vissuto nel corso delle versioni è stata negli anni passati entusiasmante (almeno per me). Se non sbaglio anni fa OpenX (all’epoca probabilmente si chiamava ancora OpenAds) ha persino ricevuto una donazione da Google, un milione di dollari in tempi non sospetti, quando ancora le due realtà non erano in competizione, quando cioè Google non aveva né lanciato Ad Manager (il vecchio DFP) né acquistato DART. Oggi non riesco a trovare traccia della vecchia notizia (la donazione) ma ne sono quasi certo, è da quel momento che OpenX sviluppò un piano commerciale articolato che lo portò poi nel tempo a differenziare la sua offerta. Negli anni la società ha beneficiato di finanziamenti in venture capital ben più sostanziosi, complessivamente 70 milioni di euro, e ahimè non posso ignorare nemmeno il fatto che dal lancio di OpenX Enterprise, la versione open source del progetto sia rimasta pressoché invariata, e oserei dire… trascurata. Continua a leggere OpenX OnRamp chiude

Criteri di targeting e frammentazione dell’inventario

Gli ad server consentono ormai di gestire ogni genere di criterio per il targeting di una campagna. E’ possibile specificare il target geografico dell’utente per IP, definire criteri legati alle tecnologie utilizzate (ad es. browser, SO etc…), applicare altri parametri custom che, se opportunamente integrati con sorgenti di dati esterne, consentono di implementare targeting comportamentali o demografici. Da un punto di vista nominale tutti gli ad server “consentono tutto” ed è difficile riscontrare in ciascuno delle evidenti mancanze se non sottoponendoli ad un’analisi approfondita o ad un periodo prolungato di utilizzo.

Fatta questa premessa potrà sembrare bizzarro che editori e concessionarie pubblicitarie utilizzino solo alcune delle tante possibilità offerte da questi strumenti e che raramente siano avvezzi a segmentare in maniera estrema il proprio inventario. Si potrebbe pensare: “se avete già la tecnologia perché non avvantaggiarvene offrendola ai vostri clienti?”. Eppure ciò generalmente non avviene (se non in proporzione minima rispetto al totale) ed esistono diverse valide ragioni che giustificano questo paradosso: Continua a leggere Criteri di targeting e frammentazione dell’inventario

Display advertising su inventario garantito, i dati?

Il mercato display dell’online advertising, nonostante il trend in decisa crescita, vive un momento di forte confusione, legato all’affermazione di circuiti che propongono l’applicazione di tecnologie e modelli di vendita che una volta erano prerogativa esclusiva del mercato search. Questo trend credo stia rendendo sempre più labile e poco significativa la classica divisione del mercato in segmento search e segmento display, mentre penso stia assumendo sempre maggior peso una segmentazione in vendita garantita vs vendita non garantita.

A dire il vero credo che questa distinzione sia vecchia ormai già da troppi anni e di sicuro non rappresenta più la reale situazione del mercato. Con il RTB infatti, non è la prima volta che vengono applicati, su inventari display, sistemi ad asta con un approccio tecnologico al targeting degli annunci. La rete display di AdSense è solamente l’esempio più noto di come il Real Time Bidding sia solo un’amplificazione di qualcosa a cui il mercato era già abituato. Continua a leggere Display advertising su inventario garantito, i dati?

Mobile advertising nel 2013

Anni fa mi sono schierato contro gli hype generati attorno al mondo mobile e ho etichettato come “speculative” molte iniziative che ritenevo fossero tenute in vita esclusivamente dal clima di dilagante euforia che caratterizzava l’intero settore. Ritenevo non ci fosse la massa critica necessaria a giustificare tanto rumore e assistevo a scarsi volumi (prevalentemente in termini di traffico).

Il mobile è stato comunque un trend di indiscusso traino negli ultimi anni e credo che oggi i tempi siano maturi per fare analisi meno sensazionaliste. Cosa è cambiato? Il chiacchiericcio si è fortemente ridotto, se ne sentono ancora tante ma sono tante anche le esperienze di chi ha visto deluse le eccessive aspettative, inoltre i volumi sono cresciuti e, oggi, possono sicuramente essere considerati interessanti. Continua a leggere Mobile advertising nel 2013

Cos’è il Real-Time Bidding – Le 10 cose che non si dicono

  1. Il Real-Time Bidding non è un concetto nuovo, la rete display di Ad Words funziona in modo analogo da una vita;
  2. Chiamare la stessa solfa in modo diverso genera un nuovo hype che spingere gli editori ad adottarla e gli advertiser ad allocarvi budget;
  3. Il Real-Time Bidding paga molto meno della vendita diretta, non a caso viene usato sugli inventari invenduti;
  4. Acquistare in Real-Time Bidding significa affidarsi a dati che non possono essere sottoposti a controllo umano;
  5. È molto difficile acquistare in Real-Time Bidding mantenendo il controllo di dove vengano visualizzate le creatività;
  6. Il Real-Time Bidding arricchisce i grandi network, impoverisce gli editori e non risponde alle logiche delle campagne di branding tradizionali;
  7.  In Real-Time Bidding controllare l’accostamento del proprio brand con quello dei propri concorrenti è impossibile;
  8. Il Real-Time Bidding spoglia gli spazi pubblicitari del loro valore intrinseco legato all’autorevolezza dell’editore e alla qualità dei suoi contenuti, i criteri di targeting che qualificano il bid sono riferiti all’utente;
  9. I budget allocati in Real-Time Bidding vengono in parte erosi dal segmento della vendita diretta. Un editore che apre l’inventario al Real-Time Bidding fa concorrenza a se stesso;
  10. Molto meglio vendere direttamente il proprio inventario garantito utilizzando Dotadv. 😉

Distinguere le visualizzazioni reali

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di essere ospite di persone che lavorano sul web da tanti anni e che non si sono mai stancate di innovare e creare valore. Come è naturale che accada in questi casi si torna a casa con nuove informazioni e chicche di cui fare tesoro, uno dei tanti spunti è stato il tema delle impression realmente visualizzate (truly viewed).

Che da qualche anno a questa parte stessero spuntando nuove metriche applicate all’online advertising, quali il tracciamento di eventi sui rich media, il tracciamento di azioni caratteristiche dei formati video, avveniristici formati che misurano il tempo di esposizione… si sapeva… non avevo però mai approfondito nulla riguardo la possibilità di accertarsi che le impression vengano realmente visualizzate. Continua a leggere Distinguere le visualizzazioni reali