Etica del potere contrattuale

Nella maggior parte delle contrattazioni, che vi sia in gioco una posizione lavorativa, una prestazione di servizi, la vendita di prodotti o l’affitto di casa, una delle due parti si dimostra più forte dell’altra, è in grado cioè di minacciare, più o meno esplicitamente, l’abbandono delle trattative al fine di spuntare condizioni maggiormente favorevoli.

In molti casi si tratta di un normale processo di negoziazione tra domanda e offerta, ma ci sono altri fattori che conferiscono potere contrattuale che nulla hanno a che vedere con l’oggetto dell’accordo. Posso essere più concreto facendo un esempio in particolare: la maggiore autorevolezza di una delle parti.

Poniamo il caso che una grossa e nota società apra una posizione lavorativa di basso profilo, ricerchi un collaboratore per del lavoro scarsamente qualificato, facciamo conto si tratti addirittura di uno stage. I candidati vedono l’autorevolezza della società in questione come un fattore di garanzia, è plausibile che una grossa società abbia più possibilità di stabilizzare i dipendenti, possa trasferire loro maggiore know how, organizzi il lavoro con maggiore professionalità etc.. Molti dei candidati, in funzione di queste aspettative, saranno disposti ad accettare condizioni lavorative precarie e trattamenti economici poco favorevoli, condizioni che non accetterebbero mai se proposte da società prive dell’autorevolezza di cui sopra.

Nella pratica le aspettative del candidato non fanno parte delle condizioni contrattuali, non sono scritte nero su bianco, la controparte non è quindi formalmente tenuta a concretizzarle. La grossa e nota società, in ogni caso, trae vantaggio dal credito di fiducia concessole e di fatto esercita il suo potere contrattuale, accresciuto di tutta la sua autorevolezza, per ottenere personale più qualificato o a condizioni più favorevoli rispetto a quanto otterrebbe una piccola e sconosciuta attività.

L’esempio della posizione lavorativa e assolutamente parziale, il principio si applica in linea di massima a qualsiasi contrattazione. Da questa riflessione credo si possano trarre alcune facili conclusioni:

  1. Se sei grosso e in malafede hai la possibilità di vendere aria fritta senza sforzi;
  2. Se sei piccolo no.

Con ciò non voglio dire che la grossa società dell’esempio non possa cogliere l’occasione per onorare la propria autorevolezza, accrescerla ulteriormente, esaudendo le aspettative dei propri dipendenti. Però è indubbio che esistano casi nei quali la parte forte proprio non resiste alla tentazione e finisce per deludere chi gli aveva concesso fiducia.

Inutile dire che ricorrere a questi mezzucci, porta sicuramente a degli evidenti vantaggi nel breve periodo, ma accumula tanto tanto karma negativo nel lungo 😉

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