Evasori internazionali, disinformazione pura da RaiNews

Ero a cenare con i miei, in questa tranquilla serata domenicale, quando un servizio in onda su RaiNews, della trasmissione Scenari, ha disturbato la mia quiete rovinandomi sul finire il pasto.

Il tema della puntata è “Evasori internazionali” e il servizio inizia subito in tromba con la seguente provocazione:

Usiamo tutti i giorni Google, Facebook, prodotti Microsoft o Apple. Ma loro le tasse le pagano?

si rispondono subito:

Assolutamente no, sono fra le compagnie che evadono di più il fisco sfruttando la loro dimensione multinazionale.

Un’introduzione tanto “strillata” non poteva certo far ben sperare riguardo la serietà di ciò che sarebbe seguito, ed effettivamente il tenore è rimasto lo stesso per tutto il servizio. L’obiettivo evidente è quello di approfittare dell’ondata di malcontento suscitata dal periodo di crisi economica, e del conseguente sentimento anticapitalistico che dilaga, per fare ascolti, poco importa se perseguendo l’obiettivo scappi qualche boiata.

Intendiamoci, non è mia intenzione fare la parte del diavolo, il tema è molto serio e tutti dovremmo auspicare che gli stati cooperino per trovare una soluzione, proprio la serietà dell’argomento però imporrebbe che venisse trattato in maniera più obiettiva e veritiera possibile, la gente avrebbe il diritto di essere informata correttamente e di potersi costruire autonomamente un’opinione a partire da dati esatti. Forse si scamperebbero certe correnti pecorecce che di questi tempi additano mostri e demoni ovunque a minacciare la povera gente.

Una prima fondamentale inesattezza sta proprio nel titolo della puntata, Evasori internazionali, che ha poi visto portare all’attenzione degli spettatori casi ipotetici di elusione fiscale. Elusione ed evasione sono due cose molto diverse, l’evasione è il reato che commette il pizzicagnolo sotto casa quando non fa lo scontrino, mentre l’elusione è una pratica tendenzialmente lecita attraverso la quale, banalizzando, si interpretano a proprio favore le normative fiscali.

In Italia, in casi ben precisi, l’elusione può far scattare accertamenti fiscali, e al termine del contenzioso, se il fisco dimostra l’assenza di valide ragioni economiche, differenti dal solo fine elusivo, che giustifichino le operazioni, chi ha eluso è tenuto al pagamento della differenza.

Il punto è che difficilmente il Fisco italiano riuscirà mai ad ottenere quanto vorrebbe dalle grandi holding citate nel servizio. Certo ci sono casi di contenzioso e qualche rimborso, ma niente che possa risolvere il problema che sussiste a monte.

Le multinazionali hanno la sacrosanta libertà di sviluppare i propri affari nei paesi che preferiscono ed è loro interesse fare una pianificazione fiscale che gli consenta di pagare meno tasse possibili. Questa è un’ovvietà, e nei limiti del lecito, è normale che sia così! I paesi scelgono le leggi e di conseguenza le società scelgono i paesi.

L’Irlanda, ad esempio, tassa le imprese ad un’aliquota fissa del 12,5% (uno dei pochi dati esatti forniti, hanno sbagliato le aliquote sul lavoro dipendente), nonostante sia una tassazione molto bassa, l’Irlanda, differentemente da quanto sembri nel servizio, non è un paradiso fiscale. Se voi foste Google o Facebook, dove aprireste una sede, in Italia o in Irlanda? Dove concentrereste le attività? Dove produrreste maggiore ricchezza? E secondo voi, quando sarà stata compiuta la scelta più ovvia, il Fisco italiano avrà titolo per esigere soldi da queste compagnie?

La politica fiscale intrapresa dall’Irlanda, terra storicamente povera e priva di risorse, ha consentito al paese una crescita rapidissima che l’ha portato ad essere una delle nazioni più ricche d’Europa. L’Italia è ovvio che non possa fare altrettanto, non senza tagliare istruzione, sanità, sistema pensionistico e classe politica. Eppure gli altri paesi citati nel servizio: Spagna, UK, Germania hanno tutti un livello di pressione fiscale molto inferiore al nostro.

Penso risulti evidente quanto il problema sia complesso, non vi è soluzione se non la ricerca di accordi internazionali volti a trovare un equilibrio delle politiche fiscali condiviso a livello globale. Probabilmente si tratta di una chimera poiché ciascun paese ha caratteristiche socio/demografiche, politiche ed economiche differenti. Anche solo giungere ad una normativa condivisa a livello europeo sarebbe un risultato eccezionale.

Nel frattempo è vero che finché non saremo in grado di attrarre investimenti esteri nel nostro paese, a pagare saranno sempre i soliti, ma la colpa credo sia prevalentemente del nostro sistema, che come spesso accade, si rivela inadeguato.

(Questa lunga lagna è frutto di mie personalissime opinioni, qualche dato dalla mia ce l’ho ma è ovvio che io non sia un intenditore di fiscalità internazionale).

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