Le startup per Google sono un rischio

Tempo addietro rimanevo quasi sorpreso nel leggere il paragrafo “Fattori di rischio” dell’annual report di Google, all’interno del quale figurano le startup, temute per la loro capacità di innovare e creare nuovi prodotti rapidamente.

…Emerging start-ups may be able to innovate and provide products and services faster than we can…

Da una prospettiva razionale, dimenticandoci cioè dell’alone mitologico che accompagna l’attività di Google, si tratta di una valutazione quasi scontata. È chiaro che un’azienda da 54.000 dipendenti, con centinaia di servizi all’attivo e che persegue svariati modelli di business, prende decisioni in maniera più attenta e ponderata (lenta) di quanto non possano permettersi di fare pochi individui seduti ad un tavolo con in mente un unico specifico obiettivo. Mentre i piccoli non hanno nulla da perdere, per un grande, una valutazione sbagliata nel lancio di un nuovo prodotto, può significare danneggiare ciò che già esiste.

Our ongoing investment in new business strategies and new products, services, and technologies is inherently risky, and could disrupt our ongoing businesses.

Ovviamente nel rapporto figurano anche i grandi competitor, quelli che hanno una posizione stabile sul mercato e volumi importanti.

Established companies have longer operating histories and more established relationships with customers and users, and they can use their experience and resources in ways that could affect our competitive position, including by making acquisitions, investing aggressively in research and development…

Forse non è casuale che al primo posto della lista vi siano le acquisizioni. Grandi e piccoli possono scendere a patti per integrare nuove tecnologie e prodotti. Le startup quindi diventano maggiormente pericolose ove possano essere adocchiate da un grande competitor.

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