Disoccupazione quasi giovanile

Sul BusinessCommunity della scorsa settimana si legge un articolo molto interessante che propone una bella chiave di lettura rispetto al problema della disoccupazione giovanile.

La chiave è semplice: i dati ufficiali che vengono comunemente sollevati rispetto alla disoccupazione giovanile sono riferiti alla fascia d’età 15-24 anni, ma la situazione più grave nel nostro paese si registra nella fascia d’età 25-34 anni, la cosiddetta generazione Y, che dovrebbe contribuire in forte misura alle economie del paese e che invece è in grossissima crisi registrando, in termini assoluti, il quantitativo maggiore di disoccupati.

Quello che trovo più interessante non è tanto il dato quantitativo quanto l’analisi che si cerca di fare del profilo generazionale. Spesso si parla di disoccupazione come si parlasse di siccità nel deserto, limitandosi quindi a riportare numeri che di per se non aiutano a comprendere il problema. Il punto non è se ci sia o meno lavoro, il punto è capire come mai i trentenni italiani siano quelli messi peggio al netto della complessiva scarsità. Continua a leggere Disoccupazione quasi giovanile

Etica del potere contrattuale

Nella maggior parte delle contrattazioni, che vi sia in gioco una posizione lavorativa, una prestazione di servizi, la vendita di prodotti o l’affitto di casa, una delle due parti si dimostra più forte dell’altra, è in grado cioè di minacciare, più o meno esplicitamente, l’abbandono delle trattative al fine di spuntare condizioni maggiormente favorevoli.

In molti casi si tratta di un normale processo di negoziazione tra domanda e offerta, ma ci sono altri fattori che conferiscono potere contrattuale che nulla hanno a che vedere con l’oggetto dell’accordo. Posso essere più concreto facendo un esempio in particolare: la maggiore autorevolezza di una delle parti. Continua a leggere Etica del potere contrattuale